Testimonianze

Dopo più di vent’anni nella stessa azienda, hanno iniziato a togliermi il lavoro

Lavoro nella stessa azienda da più di vent’anni.

Da diversi mesi mi trovo in una situazione che mi sta causando un forte disagio psicologico. Progressivamente mi sono state tolte le mansioni che avevo sempre svolto, fino a ritrovarmi per molte ore della giornata senza attività significative da fare oppure con compiti ripetitivi e marginali rispetto al ruolo che avevo prima.

Ho cercato più volte un confronto all’interno dell’azienda per capire le ragioni di questo cambiamento e per chiedere di poter tornare a svolgere le mie mansioni, ma senza ottenere una soluzione concreta.

Nel frattempo la situazione ha iniziato ad avere conseguenze sempre più pesanti anche su di me.

Ho cominciato a soffrire di insonnia e ansia. Mi sono sentita sempre più demotivata e il mio benessere psicologico è progressivamente peggiorato.

Sono arrivata al punto di dovermi rivolgere al medico, che mi ha messa in malattia e mi ha consigliato di cercare anche un supporto specialistico.

Attualmente sono seguita dal sindacato per capire come affrontare questa situazione e quali tutele possano essermi riconosciute.

Al di là degli aspetti legali, però, quello che mi ha colpito di più in questi mesi è stato il senso di svalutazione e di isolamento.

Dopo più di vent’anni trascorsi nella stessa azienda, ritrovarmi improvvisamente senza un lavoro vero da fare mi ha fatto sentire come se tutto quello che avevo fatto fino a quel momento non avesse più alcun valore.


La riflessione di Mobbing Consapevole

Quando pensiamo a un ambiente di lavoro che fa stare male una persona, immaginiamo facilmente un eccesso: troppo lavoro, troppe responsabilità, troppa pressione, richieste continue.

Questa testimonianza racconta il problema opposto.

A una persona che per più di vent’anni ha avuto un ruolo e delle mansioni vengono progressivamente sottratte proprio quelle attività che davano contenuto al suo lavoro.

Continua ad andare in azienda, continua ad avere un posto di lavoro, ma quel posto, poco alla volta, viene svuotato.

Ed è una dinamica che può essere difficile da comprendere per chi la osserva dall’esterno.

Essere pagati per avere poco da fare potrebbe perfino sembrare una condizione favorevole. Ma il lavoro non è fatto soltanto di ore trascorse in azienda e stipendio ricevuto alla fine del mese. Avere delle responsabilità, sapere perché si è lì, poter utilizzare le proprie competenze e percepire che il proprio contributo abbia ancora un significato fanno parte dell’esperienza lavorativa.

Per questo togliere progressivamente attività a una persona non significa necessariamente alleggerirla. Può significare anche toglierle spazio.

Soprattutto quando non si tratta di una scelta condivisa, quando le nuove mansioni diventano marginali rispetto a quelle precedenti e quando i tentativi di capire cosa stia succedendo non portano a risposte o cambiamenti concreti.

C’è poi un altro elemento importante in questa storia. La persona non racconta soltanto ciò che le è stato tolto, racconta di avere cercato più volte un confronto e, questo, cambia molto la percezione di quello che sta vivendo.

Perché quando chiedi perché il tuo ruolo sia cambiato e non riesci a ottenere una soluzione, non devi più soltanto convivere con giornate lavorative svuotate. Devi convivere anche con l’incertezza.

Non sai se la situazione sia temporanea, se recupererai le tue mansioni e non nemmeno più quale sia ormai il tuo posto nell’organizzazione.

Dopo più di vent’anni nella stessa azienda, quella domanda può assumere un peso ancora maggiore.

Non è difficile capire allora perché il passaggio più significativo della testimonianza sia forse quello finale: il senso di svalutazione e di isolamento.

Perché si può essere isolati anche continuando a sedersi ogni giorno nello stesso posto degli altri.

Non sempre l’esclusione passa da una porta chiusa o da qualcuno che smette apertamente di parlarti. Può passare anche dal vedere il proprio ruolo diventare sempre più piccolo mentre la vita lavorativa degli altri continua normalmente.

Non possiamo stabilire da una testimonianza se ci troviamo di fronte a mobbing, demansionamento o a una diversa fattispecie giuridica. Per farlo servono elementi che un racconto, da solo, non può fornire e valutazioni che spettano ai professionisti competenti.

Possiamo però riconoscere qualcosa che troppo spesso viene sottovalutato. Anche essere progressivamente privati del proprio ruolo può avere conseguenze profonde. E forse una delle ragioni per cui situazioni come questa sono così difficili da spiegare è proprio questa: dall’esterno sembra che non stia succedendo niente.

La persona continua ad avere il suo contratto, il suo posto e il suo stipendio. È il suo lavoro, lentamente, a essere scomparso. E con il tempo può iniziare a chiedersi se, insieme a quel lavoro, non stiano cercando di far scomparire anche lei.


Nota di Mobbing Consapevole

Questa testimonianza è stata condivisa con il consenso di chi l’ha inviata. Alcuni dettagli sono stati modificati o rimossi esclusivamente per tutelarne l’anonimato.

Ogni storia pubblicata in questa pagina ci ricorda che dietro parole come burnout, mobbing o stress lavoro-correlato ci sono persone, non casi.

Se anche tu desideri raccontare la tua esperienza, puoi farlo attraverso il modulo dedicato. Ogni storia viene letta personalmente e, con il tuo consenso, potrà contribuire ad aiutare altre persone a riconoscere ciò che stanno vivendo.