Testimonianze

Ho iniziato a timbrare gli straordinari. Da quel giorno è cambiato tutto.

Ho lavorato per diversi anni nella stessa azienda. Fin dall’inizio la situazione era molto pesante.

Sulla carta avevo una mansione precisa, ma nella realtà dovevo fare di tutto: svolgere attività diverse tra loro, coprire il lavoro che mancava e adattarmi continuamente alle esigenze dell’azienda. Eravamo sempre in pochi e il tempo non bastava mai per riuscire a fare tutto.

Gli straordinari erano diventati la normalità. Per portare a termine il lavoro si rimaneva oltre l’orario, ma quelle ore non venivano sempre riconosciute. La risposta era sempre la stessa: il problema non era l’organizzazione, ma il fatto che non fossimo abbastanza veloci.

A tutto questo si aggiungevano continue mancanze di rispetto da parte dei responsabili. Ogni volta che provavo a ribellarmi o a chiedere maggiore rispetto, arrivavano conseguenze: cambi di mansione, trasferimenti in altre sedi e un clima sempre più pesante.

Nemmeno il trasferimento ha cambiato le cose. Le richieste erano le stesse: straordinari, recuperi imposti quando faceva comodo all’azienda, cambi di turno comunicati all’ultimo momento, giornate di lavoro sempre più lunghe e pause ridotte al minimo. Lo stress era diventato tale da avere ripercussioni anche sulla mia salute.

A un certo punto ho deciso di timbrare tutti gli straordinari che facevo.

Da quel giorno è cambiato tutto.

Non si parlava più degli straordinari. Si parlava di chi aveva deciso di registrarli.

Mi veniva ripetuto che gli altri accettavano quella situazione e che il problema ero solo io. Ho sempre chiesto soltanto una cosa: rispetto.

Uno dei responsabili è arrivato perfino a cercare di manipolare il rapporto personale con me, nel tentativo di ottenere un atteggiamento diverso. Quando ha capito che non avrebbe funzionato, ha cercato di farmi trasferire ancora una volta.

Ho deciso di non accettare quella decisione e ho segnalato tutto ai livelli superiori dell’azienda. Non è cambiato nulla.

Nel frattempo sono iniziati gli attacchi di panico e la depressione. Dopo un periodo di malattia, il rapporto di lavoro si è concluso perché non ho accettato un ulteriore trasferimento.

Nessuno dei colleghi ha voluto testimoniare. Mi è stato fatto capire che, se ero l’unica persona a denunciare quelle situazioni, allora il problema doveva essere il mio racconto e non quello che stava succedendo.

Ho scritto anche ai vertici dell’azienda, ma non ho mai ricevuto una risposta.

La cosa più difficile da accettare è che chi ha contribuito a creare tutto questo continua a ricoprire lo stesso ruolo, mentre io continuo a convivere con le conseguenze di quello che è successo.

Rimane tanta rabbia. E la consapevolezza che questa è solo una parte di tutto quello che ho vissuto.


La riflessione di Mobbing Consapevole

Questa testimonianza mostra come situazioni diverse possano sommarsi nel tempo: sovraccarico di lavoro, straordinari non riconosciuti, trasferimenti, isolamento, segnalazioni ignorate e conseguenze sulla salute.

C’è però un momento che segna un punto di svolta: la decisione di iniziare a registrare gli straordinari.

Da quel momento il problema non è più ciò che stava accadendo, ma chi ha deciso di non accettarlo più.

È un meccanismo che molte persone descrivono con parole diverse, ma con lo stesso risultato: quando si chiede il rispetto delle regole, l’attenzione smette di concentrarsi sul problema e si sposta su chi lo rende visibile.


Nota di Mobbing Consapevole

Questa testimonianza è stata condivisa con il consenso di chi l’ha inviata. Alcuni dettagli sono stati modificati o rimossi esclusivamente per tutelarne l’anonimato.

Ogni storia pubblicata in questa pagina ci ricorda che dietro parole come burnout, mobbing o stress lavoro-correlato ci sono persone, non casi.

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